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Educazione

Tonucci “FRATO”, i bambini e”l’età delle fondamenta”: scuola, gioco, città.

Francesco Tonucci, ci parla dello sguardo dei bambini e del loro mondo: la scuola, il gioco, vivere la città.

“Le fondamenta hanno il problema di essere invisibili, per questo di solito è ammirata la costruzione, ma nessuno sa nulla del basamento”.

Francesco Tonucci noto anche con lo pseudonimo di “Frato” (Fano, 5 luglio 1940), è un pedagogista italiano, ricercatore e fumettista, instancabile difensore dei diritti dei bambini e autore di numerosi libri tradotti in diverse lingue sull’infanzia, l’educazione, la formazione dei docenti e le necessità dei bambini. È il creatore del progetto internazionale La Città dei Bambini.

Laureato in Pedagogia, ha rappresentato, come fumettista, la realtà scolastica in modo satirico, nelle sue vignette.

Suoi libri.

Ha pubblicato numerosi libri alcuni dei quali tradotti in molte lingue, fra cui: “Guida al giornalino di classe” (Laterza, 1980), “Appunti sulla scuola dell’infanzia” (Fabbri Ed., 1981), “Con gli occhi del bambino” (Fabbri Editori, 1981), “Bambini si nasce” (La Nuova Italia, 1987), “Bambini si diventa” (La Nuova Italia, 1989), “La solitudine del bambino” (La Nuova Italia, 1995), “La città dei bambini” (Laterza, 1967), “Se i bambini dicono ‘adesso basta!’” (Laterza, 2002). “Un sorso dopo l’altro. Disegni e pensieri per tuffarsi nel mondo dell’acqua” (Palombi, 2008). Nel catalogo di orecchio acerbo: “Il paese dei quadrati” (2002, millemillimetri), “Il paese dei cerchi” (2003, millemillimetri), “Il paese dei quadrati + il paese dei cerchi” (2006) “Un nonno per amico” (2019). 

Lavorò come insegnante di scuola superiore e nel‎ ‎1966 divenne ricercatore presso l’Istituto Psicologico del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La‎ ‎sua ricerca si‎ concentra sullo sviluppo cognitivo dei bambini, sul pensiero infantile e il suo comportamento e il rapporto con la metodologia educativa.

La città dei bambini.

Nel 1991 sviluppa nella sua‎ città natale il progetto‎ “città dei bambini”, considerato come un nuovo modo di concepire la città, con i bambini come punto di riferimento. Il progetto ebbe‎ ‎più che successo, estendendosi a vari punti del mondo.

L’autonomia di movimento è uno degli obiettivi principali del Progetto “La città dei bambini”, ovvero permettere ai bambini e alle bambine di vivere la città con la maggiore libertà possibile: uscire di casa senza essere accompagnati, incontrare gli amici e giocare negli spazi pubblici della città. Le fondamentali esperienze di esplorare, scoprire, sorprendersi, avventurarsi e superare di volta in volta gli ostacoli e i rischi consentono la costruzione della personalità adulta, della scelta del comportamento appropriato alla situazione e l’elaborazione dei necessari strumenti di conoscenza e difesa che, al contrario, sono ostacolati dal controllo continuo e diretto degli adulti. Questo perché un luogo non vissuto liberamente è percepito da bambini e bambine come non proprio, e finisce per essere sprecato come possibilità di crescita.

Nel 1997 è‎ stato nominato presidente del Comitato Televisivo Italiano, dedicato alla tutela dei minori. Dal 2001‎ è responsabile scientifico del progetto ”Roma, la Città dei Bambini”.

È stato collaboratore della Città della Scienza di Napoli per “Il laboratorio dei più piccoli” e collaboratore scientifico del progetto “Museo dei bambini”, a Roma.

Francesco Tonucci, si dedicò con passione all’interpretazione dei bisogni dei bambini e del loro rapporto con il GIOCO, la CITTÀ, e la SCUOLA.

Diritto al GIOCO.

La Convenzione ONU dei diritti dell’infanzia del 1989 afferma che i bambini hanno diritto all’istruzione (art. 28), e hanno diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della loro età (art. 31): due diritti di uguale peso e di uguale importanza.

El suo progetto “CITTÀ PER BAMBINI”, ricorda obiettivi di fondamentale importanza:

Promuovere la partecipazione

I bambini e le bambine hanno diritto di esprimere liberamente la loro opinione su ogni questione che li riguarda, e la loro opinione deve essere tenuta in conto (Art. 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, 1989).

Garantire l’autonomia

La Convenzione ONU riconosce a bambini e bambine il diritto al gioco (Art. 31) e il diritto a un livello di vita sufficiente per consentire il loro sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale (Art. 27). La riappropriazione di un rapporto autonomo con il contesto urbano garantisce tali diritti.

Diritto al gioco

I bambini e le bambine hanno diritto al tempo libero e al riposo, a dedicarsi al gioco e alle attività ricreative, e a partecipare liberamente alla vita culturale e artistica (Art. 31 Convenzione).

Una città per giocare.

Perché bambine e bambini possano vivere pienamente l’esperienza di gioco devono realizzarsi alcune condizioni. I più piccoli devono poter essere sufficientemente autonomi, avere un tempo libero da amministrare, poter scegliere il luogo adatto per il gioco e condividere tali condizioni insieme ad altri bambini.  Occorre poter uscire di casa senza essere accompagnati, cercarsi delle amiche o degli amici e dedicare al gioco un tempo libero da altri impegni in un posto adeguato.

Una città che voglia sviluppare una politica a favore dell’infanzia,  scegliendo i bambini come parametro, deve assumere il diritto al gioco come uno dei suoi impegni prioritari.

La SCUOLA.

La cosa più importante è che, prima di entrare per la prima volta in una classe scolastica, di conoscere un maestro, di avere a portata di mano un materiale didattico o un libro di testo, il bambino ha sviluppato quasi tutte le sue abilità. Allora qual è il ruolo della scuola?

Prima di prendere in considerazione il programma, la scuola dovrebbe creare un ambiente capace di generare nei bambini atteggiamenti culturali.

Gli errori, per Tonucci.

Un altro tema, una risorsa quasi magica sono, per Tonucci, gli errori. La scuola ha paura degli errori, pensa che il suo ruolo è quello di cancellarli. Con questo, non propone che la scuola educhi sul l’errore, ma che approvi gli errori perché quando un bambino fa le cose bene, significa semplicemente che ha imparato.

Il disegno dei bambini.

Il disegno dei bambini non è un disegno percettivo; cioè, non disegnano quello che vedono; è un disegno cognitivo, poiché disegnano esso che sanno. Allora disegnerà oggetti in funzione della loro utilità.

Francesco Tonucci ci ricorda con tutta la sua attività, i diritti fondamentali dei bambini nel ambito della scuola, il gioco, la città.

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